Maxmilian e la Scuola Toscana
Tutto ha avuto inizio da lontano… non ricordo bene da quando. Correvo spensierato nel mio mondo fantastico, fatto di luci, colori e di curiosità oltre la norma. Ero affascinato da quel Pietro crocifisso a testa in giù del Caravaggio, sfogliando la grossa enciclopedia di mio padre ricordo un pensiero rivolto a me stesso: “da grande io vorrò dipingere così”. E disegnavo, disegnavo instancabilmente. Ero nel mio mondo, solo mio… che mi ha formato e mi ha fatto crescere con occhi diversi, portandomi fino a qui,oggi. Questi sono i ricordi più remotti che ho della mia infanzia. Sono ricordi di un bambino che non ha mai smesso di sognare. Poi cresciamo, maturiamo, sviluppiamo il senso della ragione e sembra che perdiamo per strada quella spontaneità di verità e bellezza.
Oggi, superati i cinquanta anni, penso di poter avere un po’ di esperienza che mi ha portato a trarre delle conclusioni importanti ed avere una coclusione più matura della vita. Da quasi 30 anni ho iniziato con la pittura seguendo un istinto che non mi ha mai abbandonato nè tradito. I tempi cambiano e tutto si evolve sempre con maggiore velocità ma qual è la vera collocazione dell’artista, che con il suo estro creativo è portatore di un messaggio capace di catturare l’attimo potenziandone il significato? Personalmente credo che l’arte rappresenti la natura creativa che è nel Dio creatore. Essa viene data a questo mondo come un dono e gli artisti, che ne sono i detentori, sono deputati a esprimere ciò che è sublime in forma comprensibile agli uomini. Il senso della bellezza è innato in ogni essere umano ma, in reltà, essa non può essere spiegata.
Non si riesce, infatti, a comprendere il mistero di come il rapporto armonico di elementi diversi, presenti in natura, che si dispongono secondo un ordine segreto fatto di forma, eleganza e forza, possa suscitare nell’osservatore stupore e meraviglia. Ogni artista, dopo una vita dedicata allo studio e alla ricerca che affina sempre di più la sua capacità espressiva e di comunicazione, sente impellente la necessità di tramandare agli allievi questo bagaglio di esperienza maturata nel tempo. Questo ha portato, da sempre, nella storia delle arti, a grandi cambiamenti e alla crescita del “mestiere”.
Purtroppo, dopo la seconda decade del novecento, sono stati fortementi incoraggiati veri e propri progetti e non solo, spianando la via alle avanguardie, con infiniti movimenti che si sono susseguiti fino ad oggi, basati su mode e ideologie ma senza un fondamento autentico. L’arte figurativa, quella vera, costruita faticosamente e pazientemente nel tempo, si è cercato di metterla da parte dando spazio a mercanti e speculatori, che hanno imposto, nella mentalità e di identità. I giovani artisti che hanno un sentimento ed un talento spesso genuini e innati, quasi sempre si confrontano con una realtà contraffatta che li confonde e li depista verso il nulla. Noi, in qualità di artisti maturi che hanno avuto la grazia di vedere questo scenario con maggiore lucidità, abbiamo il dovere di avvicinare le nuove generazioni a una mentalità comune, concetti e filosofie astratte, sottraendo all’arte la vera funzione per la quale è stata creata.
Questo dramma ha portato delle gravi conseguenze nelle nuove generazioni lasciandole orfane, figlie di un vuoto di mestiere e di identità. I giovani artisti che hanno un sentimento ed un talento spesso genuini e innati, quasi sempre poi si confrontano con una realtà contraffatta che li confonde e li depista verso il nulla. Noi, in qualità di artisti maturi che hanno avuto la grazia di vedere questo scenario con maggiore lucidità, abbiano il dovere di avvicinare il dovere di avvicinare le nuove generazioni a una mentalità controcorrente, imboccando la strada, scomoda e difficile, della ricerca, dello studio dell’arte del passato, del disegno, della pittura dal vero e del sacrificio costante, esattamente come noi stessi, nel nostro impervio percorso, abbiamo affrontato. L’intento è quello di dare loro non solo delle sterili nozioni tecniche ma sopratutto una mentalità aperta al mondo reale che tenga in gran conto, però, il loro carattere e la loro natura, allo scopo di contribuire a consolidare in loro un’identità ferma e ben definita che sarà un fondamento solido anche per le generazioni che seguiranno. Questo è il lavoro che stiamo facendo nella Scuola Toscana da diverso tempo. Dio ci chiama ad essere dei riformatori, a riportare in vita cioè, in un certo senso, ad essere dei pionieri, allo scopo di ritrovare ciò che si è smarrito, colmando così quel vuoto, creato e perseguito negli ultimi decenni, con ciò che risponde al bisogno autentico di ogni essere umano.
Dal Catalogo “La Forma della Bellezza, Maxmilian Ciccone e la Scuola Toscana”, Biagiotti per l’Arte, 2022